Ultima modifica: 7 agosto 2017

AUTISMO

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L’integrazione scolastica del bambino con autismo costituisce un obiettivo irrinunciabile: vivere con i coetanei normodotati rappresenta infatti per lui non solo un’occasione unica per sperimentare apprendimenti funzionali, ma anche per comprendere meglio il mondo, imparando regole e generalizzando abilità apprese nel contesto specifico dell’intervento riabilitativo.

L’attuazione di un percorso di integrazione rappresenta tuttavia un’operazione complessa che non solo necessita della collaborazione di tutte le figure interne ed esterne che ruotano intorno al bambino, ma anche di un adattamento organizzativo dell’ambiente scolastico e di un doveroso impiego di tutte le risorse disponibili.

L’autismo rappresenta, infatti, una delle sindromi più difficili da spiegare, le cui cause sono ancora oggi indefinite. Secondo l’ICD-10 (la Classificazione internazionale delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità), l’autismo, inserito nel quadro delle “Sindromi e disturbi da alterazione globale dello sviluppo psicologico”, è una sindrome comportamentale, su base biologica, con esordio nei primi 3 anni di vita, caratterizzata da una specifica triade di disturbi:

  • anomalie dello sviluppo sociale e relazionale;
  • alterazione del linguaggio e della comunicazione;
  • attività stereotipate e interessi ristretti.

Tali caratteristiche sono alla base delle difficoltà che il bambino con autismo incontra nel processo di inserimento nel contesto scolastico: sono quindi necessarie metodologie didattiche che privilegino un  approccio personalizzato costruito a misura  sui bisogni e sulle specificità del bambino.
Al fine di sostenere un percorso di integrazione reale si ritiene fondamentale il coinvolgimento del gruppo classe, non solo quale motore di integrazione, ma anche come chiave importantissima nel processo di acquisizione di autonomia del bambino con autismo. 

Alcune ricerche hanno dimostrato come l’attuazione di programmi specifici per i compagni possa migliorare la relazione tra essi e il bambino, favorendo una comunicazione reciproca e creando un clima di comprensione, condivisione e sostegno all’interno della classe.

Nel momento in cui viene stimolata una conoscenza adeguata riguardo al deficit è più facile che si attuino comportamenti prosociali, e soprattutto con il bambino con autismo questo si rivela indispensabile. È infatti di fondamentale importanza che i compagni capiscano che i suoi comportamenti di rifiuto o gli atteggiamenti aggressivi non sono imputabili a una reale volontà di offendere quanto piuttosto alla natura del suo deficit. 

La letteratura offre un panorama diversificato di interventi di facilitazione all’integrazione, mirati all’insegnamento delle modalità di aiuto e interazione con i compagni diversamente abili.
Attualmente programmi di questo tipo in Italia hanno mostrato la loro validità ed efficacia per favorire l’integrazione. Citiamo innanzitutto il programma di coinvolgimento precoce predisposto da Soresi e Brunati con un bambino con autismo e un bambino con Sindrome di Down nella scuola materna.

I risultati di questa e altre ricerche hanno evidenziato che la partecipazione a programmi di coinvolgimento riduce, anche se non elimina chiaramente del tutto, il gap relazionale tra normodotati e disabili.

Siti : https://www.portale-autismo.it/

http://autismo.inews.it/coselautismo/coselaut.htm

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